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IlCoLoReDeLgRaNo
giugno 9 2009
07:49
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febbraio 26 2009
21:26
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Abruzzo, la poesia selvaggia nelle foto di National Geographic

Una lince con il suo cucciolo. Un faggio brinato. Un'aquila mentre si poggia su un albero. Un fiume che scorre limpido nella roccia scavata. Ecco la poesia selvaggia dell'Abruzzo, secondo National Geographic Italia, la prestigiosa rivista di reportage da tutto il mondo, diretta da Guglielmo Pepe. Nel numero di marzo, in edicola, con le immagini di Maurizio Biancarelli, si va alla scoperta di una regione che - scrive la rivista - pur trovandosi nel mezzo della penisola, è ancora appartata e misteriosa, oasi di biodiversità, dai panorami sorprendenti.
settembre 16 2008
14:45
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Ieri sera verso mezzanotte a Scanno, nei pressi dell'Hotel Garden, in pieno centro,
 l'Orsa Gemma ed i suoi due piccoli hanno  deciso di farsi una passeggiatina nel giardino e sul balcone di un'abitazione in cerca di qualcosa da mangiare...
L'intervento della Guardia Forestale ha poi interrotto le varie visite permettendo loro di trovare la strada per tornare a casa....
quando si dice che i vicini di casa sò proprio degli orsi!   :DD
video e foto tratti da www.lafocediscanno.com
 
ciiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiisssssssssss


luglio 19 2008
09:47
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La finestra sul cortile - Racconto di Andrea Camilleri



Riassunto terza puntata


Ancora di malumore per la notizia del corso d'aggiornamento a Roma, Montalbano si reca a pranzo. Ma neanche i gustosi manicaretti di Enzo riescono a fargli tornare il buonumore. Non avendo né la forza né la voglia di fare niente se ne torna a Marinella. Una bella nuotata al tramonto è quello che ci vuole per ritrovare l'appetito. Dopo essersi gustato la cena lasciatagli da Adelina, Montalbano riceve la telefonata di Livia, la quale, saputo dell'imminente viaggio a Roma del commissario e dell'esigenza di portarsi dietro una felpa per le lunghe passeggiate mattutine, non può fare a meno di scoppiare a ridere. I due cominciano a litigare...


Quarta puntata

Addecise di partiri in aereo. Non se la sintiva di farisi tutte quelle ore di treno, stinnicchiato supra a un letto di centimetri 35 x 10 nel quali a ogniminimo movimento arrischiavi di catafotterti 'n terra. Appena susuto, annò all'agenzia per farisi il biglietto. Da Punta Raisi l'aereo partiva alle setti e mezza del matino e ti dovivi prisintari un'orata prima della partenza. Il che viniva a significari partirisi da Vigata alle quattro e mezza del matino. Datosi che partiva per servizio e non per commodità so, chiamò a Gallo e gli disse che lo doviva accompagnari.
"Quanto ci metti da qui a Punta Raisi?”.
"Un'orata, dottore!”.
"E senza curriri come a Indianapolis?”.
"Un'orata e mezza”.
"Allora domani a matino alle cinco mi vieni a pigliare a Marinella”.
Mezzora di sonno guadagnata. Doppo un dù orate che stava in officio a firmare carte, trasì Fazio.
"Dottore, ora ora mi telefonò Mineo”.
Era un compagno di corso, simpatico, che era vinuto ad attrovare ad Augello. Sinni era partuto per Roma quella matina stissa con l'aereo che il jorno appresso avrebbi dovuto pigliari Montalbano.
"Che voleva?”.
"S'era scordato in casa di Augello 'na busta di fotografie. Dice se gliela può portare lei a Roma”.
"Va bene, fattela dare da Augello... non è in ufficio?”.
"Nonsi, ancora non è arrivato”.
"Recuperate 'sta busta entro stasira che me la metto in valigia”.
"Il dottor Mineo ancora scantato era”.
"Pirchì?”.
"Hanno avuto un viaggio laido assà. Dice che hanno incontrato vuoti d'aria che pariva sprufunnavano senza potiri cchiù sollevarsi”.
Appena che Fazio fu nisciuto dalla cammara, cominciò a considerari seriamente se era propio il caso di pigliari l'aereo. Capace che quella era stata 'na specie di prova ginirali per una caduta definitiva. Va a sapiri come se la pensano gli aerei!

Niscì dal commissariato e annò nuovamenti all'agenzia.
"Vorrei cambiare questo biglietto” fici, pruiennolo alla picciotta graziosa che stava darrè al banco.
"Parte con un altro volo?”.
"No, voglio andarci in treno”.
"Allora io questo glielo rimborso, ma per fare un altro biglietto si rivolga alla mia collega”.
Maria! Quant'era laida e 'ntipatica la picciotta che s'occupava dei biglietti dei treni! Le disse quello che addisidirava.
"Mi scusi, non ho capito bene. Ma lei quando deve essere a Roma?”.
"Domani mattina al massimo alle 11”.
"Allora sarebbe dovuto partire stasera col treno delle 20.30 da Palermo”.
"Che significa sarebbe dovuto?”.
"Quel treno è solo cuccette e vetture letto”.
"Embè?”.
"E' tutto occupato”.
"E io ora cosa faccio?”.
"Doveva pensarci prima!” fici la 'ntipatica col tono di una profissoressa di scola che ti sta futtenno in matematica.
"Venga qui da me” gli disse 'na terza picciotta che si era pigliata di pietà. Montalbano si spostò.
"Vogliamo provare se trovo una cabina?”.
E perchè no? Se non aviva scelta, partire col papore era l'unica.
Fu accussì che Gallo quella sira stissa lo portò alla banchina del porto di Palermo. Acchianò sulla navi, la gabina era nica e stritta ma passabile, mangiò discretamente al self-service, passiò per un'orata sul ponte, si annò a coricare, si misi a leggiri, po', a picca a picca, cullato dal mari, s'addrummiscì. A Napoli fici a tempo a pigliare il treno e alle deci e mezzo s'attrovò a Roma. Alle unnici e un quarto era al ministero.
"Hai portato la felpa?” fu la prima dimanna che gli fici Trevisan.
A malgrado che faciva cavudo, Montalbano rabbrividì.
www.agrigentonotizie.it
aprile 30 2008
22:04
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Cocullo, la processione con i serpenti


  Il paese di Cocullo è citato in un documento del 1150-1168 come Cocculum, poi già nel 1188 nella forma più schietta Cucullo. Si dice che questo paese risalga all'epoca romana e, secondo lo storico Strabone, deriverebbe dall'antico cucullus, “cappuccio”, forse come traslato nel senso di “punta tonda”, in riferimento al colle su cui sorge il paese.
Cocullo è il centro del culto di San Domenico di Sora, un monaco dell'XI secolo fondatore di vari monasteri nel centro Italia, ed è  noto per uno dei riti più singolari che si conoscano, quello praticato dai "serpari", il primo giovedì di Maggio di ogni anno, in occasione della festa del Santo. In questa circostanza viene portata in processione la statua del Santo, cui sono attorcigliati numerosi serpenti vivi. I "serpari" si tramandano di generazione in generazione l'abilità della cattura dei serpenti.
Essi cominciano a catturare questi rettili nelle prime giornate primaverili di sole, quando sono ancora intorpiditi. I rettili catturati vengono poi conservati in vasi di terracotta o sacchi di tela riempiti con terriccio e foglie secche fino al giorno della processione, quando vengono benedette ed offerte al Santo. Il serpente, come immagine concreta e come simbolo positivo, molto più spesso negativo, figura in tutte le culture della civiltà di cui si ha conoscenza o soltanto indizi, dalle più remote alle più recenti: Caldea-Mesopotamica, Paleomessicana, Ebrea, Cristiana.
 La tradizione cristiana ha sempre visto in questo animale un simbolo del Male (nella Bibbia è addirittura l'ispiratore del peccato originale), perché allora qui i rettili vengono addirittura consacrati al Santo? Nel folclore popolare San Domenico di Sora è considerato il protettore contro i morsi dei cani rabbiosi e dei serpenti velenosi, soprattutto delle vipere, che abbondano nella zona della Marsica. Questo suo potere miracoloso è in relazione con un episodio della sua vita, secondo cui avrebbe trasformato con il suo bastone delle serpi in pesci.
Si tratta in realtà della giustificazione "cristiana" di un rito pagano più antico, legato al culto della dea Angizia, raffigurata come una donna che tiene un serpente nella mano sinistra alzata, protettrice dal morso dei serpenti. Una sua statuetta è stata rinvenuta nel lago Fucino, dove si credeva che essa avesse dimora, e Virgilio ricorda la presenza di un "nemus Angitiae", cioè un bosco sacro a questa divinità, nei pressi del lago. Col tempo, con l'evolversi delle culture e della religione, al posto della dea Angizia il popolo marsicano pose San Domenico Abate, in onore del quale ancora oggi si celebra la festa dei "serpari".
La processione è sempre partita dalla Chiesa della Madonna delle Grazie (XIII sec.), che sorge all'ingresso del paese. Dopo le scosse di terremoto della metà degli anni ottanta che hanno reso inagibile tale chiesa, il rito liturgico con la partenza e l'arrivo della processione sono stati spostati nella Chiesa di San Domenico, nella piazza principale di Cocullo.


          
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novembre 24 2007
15:38
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Domenica 25 novembre: Giornata internazionale contro la violenza alle donne. In tutta l’Italia, istituzioni, enti locali, associazioni e centri antiviolenza propongono eventi culturali per ricordare questo giorno e sostenere la battaglia. Spettacoli teatrali, mostre fotografiche, concerti, presentazioni di libri: tante iniziative (quasi tutte ad ingresso gratuito) con un obiettivo comune ovvero attirare l’attenzione sul problema dei maltrattamenti alle donne e promuovere una crescita culturale sul piano delle relazioni tra uomo e donna. Panorama.it disegna una mappa di alcuni di questi eventi.

Una delle pièce più toccanti è Donne di Sabbia – Ciudad Juarez, che racconta il dramma delle giovani rapite e uccise in una cittadina del Messico. La lettura - teatralizzata - di lettere dei parenti delle vittime, di poesie, diari e dichiarazioni ufficiali va in scena sabato 24 novembre a Genova, alle ore 18:00 nella Sala Chierici della biblioteca Berio, e il giorno dopo a Torino, alle 21:00 al teatro Vittoria. Qui interviene anche Marisela Ortiz Rivera, fondatrice di Nuestras hjias de regresso a casa (l’associazione di familiari e amici delle donne uccise a Ciudad Juarez) e coautrice dello spettacolo.

Sempre al teatro Vittoria, il 25 novembre, con il patrocinio del Comune di Torino, l’appuntamento è con la proiezione di Bordertown, che narra proprio la vicenda del “femminicidio” di Ciudad Juarez. Interpretato da Jennifer Lopez, il film era stato presentato in anteprima in Italia, lo scorso 8 marzo, da Amnesty International nell’ambito della campagna Mai più violenza sulle donne.

A Roma il 25 va in scena al teatro dell’Angelo, alle 21:30, Figlie di Sherazade – raccontare per salvarsi la vita: scritto, diretto e interpretato da Chiara Casarico e Tiziana Scrocca per gettare una luce sui diritti negati delle donne. Lo spettacolo ha vinto il premio RadioRai Microfono di cristallo ed è stato finalista al premio Ustica 2007 per il teatro di impegno civile e al Festival internazionale di Lugano. Prima dell’inizio della rappresentazione, sul palco saliranno le operatrici di L.I.S.A., uno dei centri antiviolenza più importanti della capitale, per portare la loro testimonianza, illustrare i dati sulla violenza in Italia e indicare i luoghi dove rivolgersi in caso si sia vittime di maltrattamenti.

Il 24 novembre a Genova aprie la mostra fotografica Prigioniere: un reportage che la fotografa Susanna Perachino ha realizzato partecipando agli incontri nella casa-rifugio per donne vittime di violenze domestiche, nella casa madre-bambino e nel centro di accoglienza UDI di Genova. La mostra (nella gallery, tre degli scatti) verrà allestita nel “tunnel” della biblioteca Berio e rimarrà aperta, dalle 8:30 alle 19:00, fino al 12 dicembre.

Infine, per i ritardatari segnaliamo due eventi in calendario lunedì 26 novembre: a Milano, alle ore 21:00 al teatro Ciak, andrà in scena lo spettacolo Un pugno di artisti per una carezza, condotto da Debora Villa (la “Patti” della sit-com Camera Cafè) con la partecipazione, tra gli altri, della showgirl Elena Santarelli e del comico Enrico Bertolino. Il ricavato verrà devoluto all’associazione Cerchi D’Acqua che a Milano sostiene le donne vittime di violenza. A Firenze invece, al Viper Theatre alle ore 19:00, l’associazione ArtemisiaCampagna del fiocco bianco. Alla serata, condotta dall’attrice Anna Meacci, interverranno molte stelle del panorama sportivo cittadino: giocatori della Fiorentina, della Everlast basket e delle squadre di rugby, pallanuoto e volley.  
 


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novembre 19 2007
15:36
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C'e' un tempo per tutte le cose

Un tempo per nascere, un tempo per morire.
Un tempo per piantare, un tempo per sradicare la pianta.
Un tempo per uccidere, un tempo per guarire.
Un tempo per distruggere, un tempo per costruire.
  Un tempo per piangere, un tempo per ridere.
Un tempo per gemere, un tempo per ballare.
Un tempo per scagliare pietre, un tempo per raccogliere sassi.
Un tempo per abbracciare, un tempo per separarsi.
Un tempo per cercare, un tempo per perdere.
Un tempo per conservare, un tempo per gettare via.
Un tempo per strappare, un tempo per ricucire.
Un tempo per tacere, un tempo per parlare.
Un tempo per amare, un tempo per odiare.
Un tempo per la guerra, un tempo per la pace.

da "Undici minuti" Paolo Coelho


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ottobre 15 2007
22:22
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Grazie Maestro!

SCANNO. Sabato è arrivato Nicola Piovani, «il più recente premio oscar della musica da film, se si esclude quello consegnato alla carriera a Morricone», come lo ha presentato il presidente Del Turco. Il maestro ha inaugurato la stagione di avvicinamento alla prima celebrazione del premio Henry Mancini.
Henry Mancini si può considerare abruzzese a tutti gli effetti. Lui che pur essendo nato negli States tradiva le sue origini, sin da bambino si dedicò allo studio della musica, interrotto solo dalla triste parentesi della seconda guerra mondiale. I principali successi di Henry Mancini sono legati al regista Blake Edwards per il quale compose la colonna sonora di «Colazione da Tiffany», con quella «Moon river» che gli valse l'Oscar, ed il tema della «Pantera rosa» che, dopo il debutto in sala nel 1964, divenne il carattere pregnante dei successivi episodi anche a cartoon del felino. In oltre 40 anni di carriera nel cinema, Mancini firmò le musiche di oltre cento film. Vinse quattro Oscar su 18 nomination, ai quali si aggiunsero 20 Grammy e due Emmy. Con i suoi trenta album pubblicati fu capace di vendere 300 milioni di dischi in tutto il Mondo. «Ecco - ha detto Del Turco - con Mancini intendiamo far conoscere ai nostri giovani i tanti talenti abruzzesi quasi ignorati in Patria. Cominceremo, appunto, la metà di aprile con la consegna del Premio Mancini. E la data non è casuale, celebrandosi in questi giorni la nascita del musicista, avvenuta nel 1924. Poi, proseguiremo con altre personalità perché dobbiamo renderci conto di quante persone di valore sono nate in Abruzzo».

Piovani si è esibito al palazzetto dello sport, in "Concerto fotogramma". Si tratta, come ha spiegato il Maestro, di una rivisitazione dello spettacolo che non «portavamo sulla scena da anni e che presenteremo lunedì 15 ottobre a Madrid». Accennando alla costruzione dell'opera, Piovani ha portato l'esempio di un «cannocchiale rovesciato: dietro le quinte c'è la musica, una musica invisibile, di cui non ci accorgiamo. E' un pò come nei film, una bella musica è tale se non ti accorgi che c'è fino a quando non esci dalla sala cinematografica e, riascoltando qualche nota, non ti ricordi di quel film».
Piovani, che ha definito «un'ottima idea» quella di un premio internazionale per colonne sonore dedicato ad Henry Mancini. E poi qualche parola su Scanno: «un paese che conoscevo solo di nome. Il nome ci faceva ridere», puntualizza scherzando. «L'ho sentito per la prima volta perché il mio compagno di banco era di Scanno anche se viveva a Roma».Il Maestro ha però apprezzato moltissimo il paesaggio scannese «un bellezza all'arrivo che ben predispone. Un conto è uscire dal lavoro e trovare Scanno - ha commentato - un conto è uscire e trovare la Tiburtina, dove non sai mai se ti hanno preso la macchina oppure no».
Piovani si è anche soffermato a parlare dei suoi rapporti con i registi di cui ha musicato le colonne sonore. Su Fellini: «Mi raccontò che senza lo sciopero dei lavoratori di sviluppo e stampa, che impedirono di rivedere i giornalieri, non avrebbe vissuto una esperienza professionale nuova. Bene senza quello sciopero - ha svelato Piovani - 8 e mezzo non sarebbe stato quel film visionario che è poi diventato».
Su Roberto Benigni: «E' un miracolo vivente. Le letture su Dante rompono i canoni precedenti dello spettacolo».
Un passaggio del suo ragionamento è stato dedicato alla libertà creativa del musicista nelle colonne sonore. «Non sei chiamato a scrivere una bella musica - spiega - ma sei chiamato a far emergere l'anima della storia, obbligato da una poetica propria del film e a starne dentro la struttura». Piovani ha ammesso che tra le colonne sonore preferite c'è sicuramente quella scritta da Nino Rota per "8 mezzo" ma anche il tema di Ennio Morricone per «la Sconosciuta, che ho riascoltato attentamente, mi ha fatto capire che c'è un'impennata dall'autore».
www.nicolapiovani.com


Sabato sera sono stata testimone del più grande rapimento della storia: un paese intero rapito da "un solo uomo" con un'unica arma..il suo pianoforte e la sua musica..grazie per averci permesso, anche se solo per qualche ora, di esser protagonisti delle magiche atmosfere della sua musica...lasciandoci senza parole...anzi solo con una......

GRAZIE!


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"C'è una gioia nei boschi inesplorati, C'è un'estasi sulla spiaggia solitaria, C'è vita dove nessuno arriva vicino al mare profondo, e c'è musica nel suo boato. Io non amo l'uomo di meno, ma la Natura di più".
Lord Byron
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Di notte..e non solo...passeggio su questi tetti

Ho parlato..ehm copiato su..

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"C'è una gioia nei boschi inesplorati, C'è un'estasi sulla spiaggia solitaria, C'è vita dove nessuno arriva vicino al mare profondo, e c'è musica nel suo boato. Io non amo l'uomo di meno, ma la Natura di più".
Lord Byron

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Grazie ..se vede proprio che non ci avete nu cats e'niente da fà... :D

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